
Fu quel giallo sipario alla stazione
il giorno in cui americano non fu più
che Andre, preso il rovescio del suo volo
4 da solo andò a dormire a Miramonti.
La mia esperienza umana qui finisce
qui inizia, si disse tra sé
dove un amico trovai
8 dove tutto fu, e ancora sarà
come quegli attimi in cui il nulla
sempre ci prese, che niente avevamo più
a lui spesso ripensai, che si vide
12 si rivide, non si rivide, e così
come la nebbia di primo mattino
tenera è la luce che un tempo fu
che sempre poi negli scaffali abbandonati
16 forse è per dopo che si rivedrà – tutto l’aere, il sole che fu
Preso allo stomaco, adesso tornavo da Venezia
visto il lazzaretto, le facce alla santa rientravo
in città dove lavorato il ferro
20 come non più Art Nouveau di gran provincia
semplicemente stava un balconcino
incastrato tra le case. Una biblioteca, una fetta di cielo.
Ecco là una rampa, ora che si può vedere
24 da una biblioteca ridimensionata
ma ancora piccina tra un’insula,
tra spioventi tutti diversi
e case ricche o povere salendo
28 dalle maniere della stazione appunto
che le vecchie mischie bianche
qualcuna ne rimaneva là in fondo
da far presagio a conifere
32 e a corone di monti, ingobbiti o minacciosi
cornici rosse slavate, anni ’70 andati
quelli dopo tutti sul “così poteva essere”,
tappetoni e portinai assenti
36 grosse paraste e cancelli lavorati, e dietro esili martìri
del tempo che ancora lì era dell’infanzia nostra
a quel sentimento di pianto e non commozione
noi buttavamo gli ormeggi per sentire
40 se qualcosa ancora era da venire – come vera vita, che se non fu, era là tutta vissuta
L’appuntamento era sotto
l’Hotel vecchio da dentro ripulito
che ancora aveva le sue stanze vecchie
44 e seppur colorite spoglie
l’atrio di vetro a specchio basso
scacchiere di un camminare come noi nel cielo
a passi un po’ leggeri un po’ pensati,
48 scese, annusò l’aria fredda
era vestito solo col suo maglione sgualcito
londinese come le vecchie scarpe di cuoio
su un aspetto emigrato e giovane,
52 aveva lasciato Handry nudo
pelle di avorio scuro sul letto
i capelli tirati indietro, l’aria sempre
di giovane amante cordiale
56 Era venuto via presto dai sogni
e da quelli patinati delle crociere
e come un Mann ancora più schivo
e sicuro e non sicuro voleva
60 ora fendere quel freddo dei pensieri
e rivedere qualcosa di minerale
Si diresse all’ingresso, due passi ancora
avanti indietro e che non
64 lo rivide di nuovo? Era lui
Un po’ ingrigito ma giovane anche lui
dall’aspetto di scampato
Scendemmo al caffè
68 Vecchie perline come le vecchie cornici
tutto tirato a recupero
ma che di recupero non aveva nulla
erano sublimi gli incastri, come i loro
72 che riportavano tutto ancora di più
al vecchio mondo di amicizia
e passione a quel modo
“Non sto bene”, disse
76 “Che cosa è accaduto?”
Fece per riprendere come il colpo che cade
nel rimbalzo e che tentare di smorzare
fa il calcio d’un fucile
80 “MI sono fatto ricoverare”, “Sono due settimane”
“Non stavo bene, ho avuto una crisi”
“Piano, dove ti trovavi?”
“Stavo dal medico disse”, “Mi ha preso il panico”
84 “Pensavo fosse finita, mi hanno bloccato”.
“E c’era qualcuno con te?”
No, fece, ero da solo
E così andò avanti. Come si riebbe
88 eravamo su quella sottile fetta d’arancia
di cui sentivamo mescolarsi il colore riflesso plumbeo
della strada e di qualche nuvola
e un sapore che si apriva e chiudeva
92 attraverso la porta che andava e veniva
“Fumavo troppo”, “…e prendevo stimolanti”
Ogni giorno Kengsington Park VICTORIA
il completo in stireria
96 ancora infagottato e poco italiano
una squadra da dirigere
andava tutto bene, poi a casa
basta movimento, e i vicini – e le finestre
Pochi mesi dopo
100 Avevi ancora quel sapore di pelle addosso
pelle e basta asciutta e chiara
un nuovo tatuaggetto dopo vent’anni
lo sguardo più dritto come il mio
104 Niente era cambiato
io venni vestito di nero
non ci sedemmo davanti al bancone
tra le due file rapprese
108 e la gente che legge il giornale
né nella saletta dove avevo immaginato
con le Dolomiti stampate in grande
la perfetta foto da tavolino
112 che mai farò, no non andava mai così
ci sedemmo nell’angolo dove non passava nessuno
eravamo d’accordo fin dal principio come in passato
è proprio vero, che quando si sceglie qualcuno
116 lo si immagina un po’ simile a noi
che sappiamo cosa aspettarci bene – o male
mi stupì invece la tua t-shirt nera
poi il pantaloncino rosa che capivo
120 i sandali che ancora ricordavo
“Mi sono separata”, “Lui era pieno di rabbia”
“Rabbia?”, “Ma come è possibile?”
E pensavo a quanta allegria
124 a far l’amore dappertutto, le tristezze
che avevamo solo per il futuro che non si aveva
né si poteva sapere, la sospensione
che venivamo dal vecchio mondo della terra
128 e dopo c’era solo la pazzia
“è meglio che li cresca io”, “ora sono dieci anni che ero a Padova”
“Successe a me dieci anni fa con Bologna”, feci
“Non conoscevo nessuno – proseguii
132 ho dovuto reinventarmi tutto dal principio
gli amici, scegliere di chi fidarmi
per non vedere tutto in una plateau depressionaria
che tutto riavvolge sul nero il nastro
136 che devi sentire la vita andare avanti
Non ho più visto i vecchi amici, quelli che hanno la linea
prospettica
eccola dal principio quella, che riavanzava
140 eccola arrivare e riemergere, dopo che l’ora l’aveva increspata
Veniva così Saffy, veniva così Gi
Ascrivibili al tempo degli affetti duraturi
che vedevi pochissimo in realtà – tutti
Due anni prima
144 Makta aveva l’idea fissa dello stampare
era uno stilista con il gusto più prezioso al mondo
nel tessere i dettagli, più che mettersi giù a scrivere
così sceglieva le sue Alfa, metteva le scarpe in pelle
148 ma sempre abbinate a un urban moderno e soft
e mai era ricco, o volgare
così quando si buttò nel manuale
era maniaco nel ripulire i grandi torni
152 rimetterli in sesto e trovargli la fluidità
era un progettista di stile pieno di affetto
e anche un enciclopedico a valutare
così quel giorno che non lavoravo
156 misi piede dietro via, toh, Belfiore anche lì
aspettai un po’, pensando che fosse ancora a Vicenza
attraversai il cemento caldo, i nidi di vespe nei muri scrostati
girai l’angolo, e per un po’ mi fermai lì a guardare il campo di granturco
160 solcato da qualche ombra di formichiere
un viavai attorno d’auto al lavoro
ma io avevo il pomeriggio
e così tentavo di pensare un attimo
164 ma non riuscivo a pensare a nulla di preciso
tutto doveva muoversi comunque lì tra il verde oro e i profili
dei Mani, guardiani di tutti gli spiriti a scendere le creste
Telefonai, e seppi che erano già al laboratorio
168 attraversai di nuovo la strada grezza e vuota
girai dentro appena dietro la statale
lì scesi una scaletta in ferro antincendio
poi vidi questo vecchio capannone sotterraneo in prestito
172 tavole accatastate di caratteri
loro parlavano con lui
uno non era riuscito a laurearsi
e uno era geologo, spostato di mestiere
176 bel laboratorio, con tutte le stampe delle amiche libraie
sembrava un circolo esclusivo, ecco l’elitarismo di Matte
in camicia a pois e mocassini
era in una sorta di discarica, ma dove il tempo
180 era pervicace, erotico e univa tutti segretamente
come massoni che faticano a pronunciare
la loro fede ma sanno cosa li unisce
ricevetti una coppia di versi meneghelliani
184 dove ci avevo scritto all’infinito
che erano suoni messi assieme
e non c’erano versi, né regole
ma musica del parlato che veniva fatta
188 tornare a quello che era e basta
Mi ringraziarono… “Io ti ho già visto”
è quello che dicono spesso
ho visto tutto, conosco ogni angolo della città
192 ma c’è sempre gente che viene e che va
a momenti vedo di più Matte, che va verso Vignola
Saffy verso Manchester, Va e C a Monteverde
Valentin a Bruxelles, Silvi a Pittsburgh
196 Portai il Makte a piedi, glielo avevo detto
era lunga fino al Carducci
no no vojo caminar in foggiano
ah si grazie, beh allora facciamo la highway
200 e attraversammo i pezzi scomposti di risulta
sul finire della vecchia industria il passaggio a livello
ora bruscamente tagliato via e gli scorci sud del battistero
salita la zona un tempo vuota (ora piena)
204 dopo i supermarket andavamo attraverso la palazzina
tutta azzurra di riflesso sopra la porta di ingresso scavata
che una volta era un terrapieno gigante e polveroso
e che una volta ci lasciai il vecchio pandino
208 diversi giorni d’estate che nessuno lo sapeva
quando ero andato a Perugia con M.
e quel tempo anche era completamente via
dai pensieri dall’aria che avevamo
212 poi si scendeva in Via Venezia
e salivamo su
e avvicinandoci al centro era come se i palazzi anticipassero
come una vegetazione, da nuovi e scomposti
216 a manieristi a villini novecenteschi
prima di guardare in faccia il quartiere rossiano
e di lì aprirsi tigli e faggi e querce
e tutti i colori dal verde al rosso
220 al giallo al turchese
questo piacque a Makte, e insieme potevamo addentrarci
davanti alla statua e al Sant’Antonio del Negrin
verso i prospetti affacciati ai ciotoli di porfido
224 su, risalendo Pasini e andando a cena – quasi fossimo in Fossalta, o in Oberdan
Un anno ancora indietro
Via Pasini in cima
una volta ci rivide tutti assieme
che ero andato a prendere Saffy
228 Che spettacolo strano e assurdo fu quello
a molti piace vedere tutti uniti e uguali
lasciamogli la sensazione d’aver capito
che tutto non può che essere vischioso
232 Prime avvisaglie furono coliche
io lavorando fui costretto alle visite pubbliche
e allora va bene, che si faccia questa uscita
Arrivando passai da Mitch
236 erano dieci anni anche lì che non ci vedevamo
ma come si può vedersi sempre e poi no
è così, capita sempre a questo modo
a chi più chi meno
240 e allora ero salito alla Caussetta
avevo preso il Roncalti
c’era ora un’area gioco con panchina
mai avuto noi ste cose
244 noi ci buttavamo giù nel fango come scivolo
quando lì sopra non c’era nulla
solo un profilo scosceso
e poi fecero case che era ovvio attendersi
248 a riempire tutti i buchi del silenzio
Ci guardavamo con aria stranita
e allora un po’ di imbarazzo
mi pare sacro, per io
252 che mi aspetto la vomitata addosso
sempre sbagliata, come un Rodman
che aspetta il colpo basso
perché conosce il mondo
256 ma si stupisce come un bambino
per un attimo di esitazione
che risuona come il più profondo rispetto
Era a casa da qualche mese
260 Aveva rotto con Carla, a Montagnana
mi stupì che l’avesse lasciata lui
che era supino a qualsiasi evento
ma con qualcosa che doveva essergli
264 maturato dentro, una consapevolezza
il volto un po’ scavato, poi i capelli rasati
che gli erano sempre stati non netti a lui
e la gamba claudicante dagli infiniti colpi
268 accompagnandolo scendemmo
e ci bastarono pochi metri
una cosa ci ho sempre visto
a chi dare fiducia, e pensare
272 che la mia ragazza adolescente
che era la prima andò con lui
per dire quanto bisogna vederci
Arrivammo dietro le scalinette di Via Castello
276 dopo bar secret, che basso sta sotto i palazzoni
messi qua e là ma anche con una sorta di ordine
della linea dietro lunga dell’Altipiano
dagli anni ’50, con rilievi marmorei quasi tolti
280 ma ancora desiderosi di forma e volume
ai ’60 un po’ asciutti o spenti o vivacetti
tra i vetri delle porte e le smerigliature verdi e grigie
così raggiungemmo in una serata già umida gli altri
284 Feci un passo all’osteria, puntai dentro e vidi Saffy
Saffy non vedeva me e noi e nessuno
che cosa strana, e poi mi avvicinavo
e ancora nulla… “Saffy?”
288 “Ah ciao scusami siete voi!”
“Sono appena stato dimesso”
Così ci radunammo per un paio di vin brulé
che io e il Mitch una volta ci avevamo l’appuntamento
292 la vigilia di Natale e ci piaceva davvero il freddo
e il vino che fumava assieme al sapore dei chiodi
di garofano che ti aprivano e scaldavano il petto
amavamo le cose semplici e i divertimenti classici
296 eravamo cresciuti assieme da quando avevamo tre anni
e in quel momento, superati i 35, era come
per i tempi di crescita, e gli anni mai uguali
come aver vissuto cento vite
300 esserci presi in cento modi diversi
forse per questo a noi piaceva il classico
perché avevamo visto tutti i giri della vita già
Arrivò anche Niah da Francoforte
304 ci parlò dei figli avuti dalla cantante d’opera
una ragazza che insegnava solfeggio
dall’aspetto slanciato, gambe toniche
e lunghi capelli biondi d’angelo
308 si vede che quei figli li voleva davvero
che Niah era ancora senza lavoro e non bramava
che industriarsi nel mondo delle collezioni dipingendo
ma mi pareva fuori tiro quel mondo
312 troppo rimasto indietro nei vecchi trucchi
nelle vecchie illusioni, nei vecchi sogni
come un baule di un clown con le ciprie sbiadite
nell’incarnato rugoso e il trucco degli occhi
316 scivolato giù per il sudore del tempo
se non per le lacrime, ecco così
si aprivano anche tutti i discorsi
quella sera fortuita, io facevo il dritto dal lavoro
320 dopo le otto ero fuori, non mi andava di mangiare
il lavoro, entravo alle otto e uscivo alle otto
sempre in piedi operaio semplice
quella sera ero l’unico a posto
324 non avevamo gnanca i quaranta
Niah tirò fuori i soliti discorsi vecchi
io e Mitch procedevamo col vino
Saf non era proprio in forma
328 ma mi spiegò la differenza di pronuncia di sheet
per non fare brutta figura con i clienti croati
che una volta mi toccò sbobinare senza protezioni
una lama di segatrice che avevo appena finito
332 “Il diploma è geometra giusto?”, “Ma che c’entra la laurea?”
Poi finito quel breve intervento, Mitch per strada
mi raccontò di Pastorale Americana che aveva appena letto
“Non è senza speranza”, “tutti i personaggi hanno i loro problemi”
336 Io avevo in mente il film, che avrebbe annientato chiunque
Allora, eravamo lì, a ritrovarci dopo vent’anni
come sempre fuori dai libri
Una volta stavo aspettando il vetturino
340 finito con l’Accademia del pomeriggio
ero poco sopra nella piazzetta del Nazionale
spalle a l’Omo e ai bianchi stinti della salita murata
e mi venne incontro Robe che aveva
344 completamente cambiato capelli
erano neri, nerissimi, e lunghi
era bellissima, faticai un attimo a riconoscerla
ci eravamo visti quando organizzavo il capodanno
348 ma come mai venivano sempre le ragazze
con noi stavano bene non c’è che dire
primi anni 2000, c’erano, il caschetto con gli orecchini
c’era la maglietta sopra l’ombelico
352 i reggiseni evidenti nei bordi
i jeans sempre che cadevano lunghi
l’eyeliner spesso, le scarpe sformate
anche noi eravamo tutti diversi
356 ed eccola lì, perché mi fece capire tante cose?
Mi fermò, ma ero rimasto un po’ spiazzato
pensavo: come poteva essere così gentile e dolce
aveva piccoli incisivi e uno spostato leggermente
360 quando sorrideva ti ispirava allegria vera
ma mi colpì che si ricordasse, e fosse così vera
non ci eravamo parlati molto lassù in montagna
ma poi mi ricordai, fu lei che trovò il contenitore
364 decorato del caffè di nonna, e le tazzine come ceramiche
da museo, con il bordo rosso o argento sottilissimo
e allora pensai, a quanto fosse intelligente
in mezzo a tutto quel chiasso
368 lei aveva già capito che cosa doveva piacermi
Ci rivedemmo che tutto era cambiato ancora
una sera, molti anni ancora dopo, stesso posto
davanti al vecchio cinema che dava
372 come l’impressione d’una casa a schiera
di cento e duecento anni prima
in alto qualche abbaino pericolante
qualcuno rinnovato, e sempre un tepore nebbioso
376 ciondolanti come ombre e basta nell’umido
di ritorno da un qualche incontro
ricordo forse il mio maglioncino a righe nere e rosa
e i pantaloni di velluto striati che la attirarono
380 forse avevo già risistemato la giacca da sci di papà
blu e rossa, che ora pareva quella di un rider
un Sic più provinciale di Coriano
che poi dovevo recarmi anche lì
384 ma prima, al secondo incontro della vetrina
che era quindi il terzo, Rob stavolta non era adolescente
era una ventenne altrettanto magnifica, ma sempre discreta
un vestito verde vintage con un décolleté che le stava benissimo
388 aveva forme avvitate su quel busto in maniera del tutto naturale
che sprizzavano energia e desiderio dei vent’anni appunto
come dovevo proiettare io con il mio sguardo, che
al tempo era sbarbato e lucido e scolpito
392 con capelli tirati indietro castano scuro tutti in ordine
nel loro essere alla rinfusa, lunghi, non troppo
era quando mi ero appena lasciato con Gi,
gli occhi le luccicavano quando ci abbracciammo
396 nel rivederci, poi seppi che mi aveva scritto una lettera
per dirmi che era innamorata e che non vidi mai
così come non la vidi più in giro, e al suo posto
per una qualche osmosi vidi invece sempre una sua amica
400 capelli lunghi neri, frangetta, che forse doveva per me
ripetersi tutto, e avevo colto invece, lo so
quell’attimo perfettamente
eravamo già sinergici e anche amici
404 ma sempre il momento non fu quello giusto
Furono vari i momenti di poesia
anche violenta e spiazzante
forse ancora adesso, non si sposterà
408 la testa nostra dall’affetto di complici
che sempre provammo e mai ci dicemmo
e il resto è solo concrezione di cose
che così vanno avanti sempre a riflettersi – su se stesse, il mondo e i fausti
Dal vestito verde a pochi mesi dopo, ’06
412 Ricordo che una volta Doinel
di Baisers, camminava scendendo gradini
e incrociava un suo compagno di università
Quello rovistava… nella spazzatura
416 e quando Antoine gli chiese come andasse
disse che avevano preso una sua sceneggiatura
ed era molto contento, ahahahah
e questi erano tutti i personaggi che ritrovavo
420 sotto l’attraversamento, di Rizzoli e Castiglione
ogni volta che prendevo a fare due passi
che poi mi piaceva girare sopra Dante
guardare, la vecchia caserma in disuso
424 e poi girare a destra ricordo
vedere quei balconcini residenziali
un po’ tirati fuori, dal novero degli ocra ai
rossi ridipinti, da arcate medievali
428 mi innamorai di C.
lei che portò la tesi sui flaneur
gli anni di Rimini furono
i più pieni di tutto – di tutto l’alto, e di tutto il mare, poco distante
432 capivamo che non avremmo mai avuto una vita
come quella dei nostri
genitori e nonni. Passai molti anni bui a pensare
questo ma cercavo, di andare avanti e davo tutto
436 noi sì che creammo
un mondo di affetto
e di rispetto come il loro
che durò per sempre – pensavo di sposarmi, ma ricordavo
440 che avrei sempre viaggiato come un po’ quella discussione
tra James ingessato in pigiama alla finestra e lei
ma questo non significa nulla
quello assorbì tutto il mio mondo
444 e fu solo per la bastonata dopo nel ’14 – fu il ’39
che dovetti spostarmi per tornare a casa
Ricordo i ritagli di giornale serale
che avevo visto incredibilmente
448 anche da Paola quando andai a trovare
lei e Teo appena sposati con la bambina
Capii che noi sapevamo costruire un riparo
e non avevo idea del dopo
452 facevo un passo in avanti alla volta
dopo morì Domenico, metà di noi andò
in psichiatria, io persi tutti i miei familiari
in un giro di pochissimi anni
456 e si galleggiava tenendosi con qualche telefonata
o parlando ancora per osmosi
in qualche social, come botta e risposta per capirsi
come in morse segreto
460 fino a trovare qualcosa
di non definitivo e implacabile
Estati, una ’04
Furono i momenti di vera gioia
in cui la vita rifiorì come oleandro a primavera
464 quelli in cui le relazioni sbocciarono
e come una luce gemmea si rifletterono, su tutto
dare ancora all’amicizia… questo nome scontato
è la più grande di tutte le incomprensioni
468 Dopo essere stati lasciati,
io Ste e Dadi ci trovavamo i pomeriggi
ma non era come prima negli anni
fu più come scoprire di avere chi ha capito
472 fu un incontrarsi nuovo e ricco e diverso
molte volte, avendo vent’anni
avevamo una sublime stupida felicità addosso
come quando Ste venì ai 1000 in quota
476 con le antinfortunistica, per poi tornare giù
completamente scalzo o un volo di frisbee
girate le conifere su un giaciglio sospeso
Eravamo per la prima volta felici
480 non contava con chi stavi
dovevi capire il tuo mondo
e comunicarlo agli altri
fu questo il periodo di grande felicità
484 Una volta con Dadi
attraversammo un oasi sul porto
a La Spezia in quello stato di ebbrezza
giovanile senza bisogno di nulla.
488 I pini si diradarono, e dopo una breve discesa
ci trovammo in una spiaggetta con pochi ciottoli
e l’acqua ferma e limpida del meriggiare
Io provai l’impeto di salire il breve strapiombo
492 Dadi seguì, rotolò un momento
e tornando indietro con lo sguardo
di chi aveva rovinato tutto
a un certo punto ci fermammo
496 spaccammo un pietra liscia che dava sul magenta
di riflesso e senza dir nulla, ci tenemmo le rispettive metà
Anni dopo, mi telefonò che forse era il giorno
di Pasquetta. Io ero in un limbo senza lavoro
500 e coi morti alle spalle, quindi decidemmo in fretta
Salii la Potara a piedi, e dopo già mezz’ora circa
mi fermai ad asciugarmi la fronte
salimmo da dietro la chiesetta
504 per la trada che prima ha tutte le finestre
con i vecchi vasi decorati, e le vecchie mollette sbiadite
e le vasche da bagno vecchie abbandonate in cortile
su fino ai sentieri, e poi da Bosco ancora su
508 e dal caldo, in pantaloncini, incontrammo gli aghi
ghiacciati e poi la neve, fino alla Busa
in cui sprofondammo in almeno una sessantina
di centimetri buoni
512 Avevamo solo un cracker dietro
e ci facemmo una foto intirizziti
e rapidi tornammo sull’altro versante di Piovene
e ogni tanto tenevo su Dadi che andava col passo
516 sicuro ma troppo a fondo sul terreno
Spuntammo dall’altra parte, poi guadammo il torrente
e quel giorno riuscimmo a fare tutto il giro
del nostro mondo, e infatti la magia
520 poco dopo si riaprì e sentimmo
l’energia di tutti in connessione che ci ascoltavano
quando suonavamo o dicevamo qualcosa
E l’energia nostra, che non era quella
524 di dieci anni prima, ma che ci insegnava ancora
Quelle scarpe attraversarono tutta la Tuscia
e poi le Dolomiti, prima di rompersi
come gli incantesimi che non sai quando
528 Dopo la salita, il sole stava scendendo
e a La Spezia dovevamo muoverci rapidamente
se volevamo riprendere l’auto (blu!) al porto
Avevamo stabilito di fare i Kerouac, e di dormire
532 dove capitava per alcuni giorni
Una volta tornati al falsopiano
sentimmo una nuvola di terra rossa sollevarsi
io capii quello che non volevo capire
536 era un cinghiale, e quella era un’oasi
Ci seguì per tutto il tragitto fino al buio
spostando bruscamente qualche cespuglio
giusto da metterci una paura del diavolo
540 e ripercorrendo la strada vidi il tavolino
dove per la prima volta noi ci parlammo
apertamente, e delle nostre infanzie
i nostri primi ricordi, i nostri primi viaggi
544 e mi pareva che questo sacro, e la nostra comica fuga
fossero già i nostri destini
2004-2011-2002-2022-2005/06-2018-2010-2015-2025, sketches
Il pittore Luigi Casarotto aveva dipinto un affresco
sulla parete spoglia in cemento del negozio a Paraiso
548 Era l’ottobre ’04
In un paesaggio più di memoria
con elementi quasi pulviscolari e slegati
vi era raffigurata la chiesetta… di Santa Maria
552 si può vedere da in fondo Rompato come
un piccolissimo punto di prospettiva prima
delle grandi, e poche querce bianche
laggiù, dietro palazzi oggi abitati
556 dal contrario dell’aristocrazia cittadina.
O del brolo del conte del primo volo del dirigibile
elementi quasi fatti male, di provincia
invece adesso li vedo slegati
560 in uno spazio più dilatato
che è tenuto insieme dal verde fuso dei frassini,
delle betulle, degli aceri
dei grandi lecci, dei platani che è
564 il minerale del sempre visto
me ne sono accorto solo di recente
pensando a questo mondo che va in frantumi
alla Francia, alla Palestina, a Odessa, al Nepal
568 Non mi ero accorto di questo dettaglio
che forse lui mise ma essendo senza codici e scuola
volendo proprio dire questo
Al Museo Reina Sofia
572 una volta a Madrid maggio ’11
tra gli indignados
una camicia verde a scacchi
pantaloni verdi, e adidas blu
576 eccomi mischiato con i calori andalusi
e popolari, oppure al fiammeggiare basco
dei saliscendi scoppiettanti
a vedere El Greco che a Toledo è tutto
580 o alla cattedrale è tutto
stavamo lì, io e Chiara verso l’ingresso
avevo un bel giovane aspetto
e sempre assorto e attento mi rigiravo tra le targhette
584 ecco un altro pensiero arrivare, mi fermai
concentrato osservavo questo o quel quadro
pensando ad altro in collegamento
Mi voltai un attimo percependo
588 qualcosa che non era neanche un’ombra
Una ragazza con la sua reflex sul fondo
verso la porta indietreggiò
e non fece in tempo, a fare il suo scatto
592 Quella circostanza mi dispiacque un sacco
e per tutto il tempo successivo
anche guardando le foto americane di Adams
e pensando all’aria fuori
596 che avevo dimenticato da tempo
e di cui ben non mi rendevo conto
per via di una depressione che più volte ritrovai
pensai a quella ragazza e alla sua innocenza
600 Emma conosceva Tea al liceo
e io la incrociai seduta su un dosso verde
prima del prato sotto tirato a biliardo
lo stesso punto dove Mati mi raccontò
604 tutti i disastri del suo vecchio amore
infatti dopo si sposarono.
su quel prato
la commedia antropocentrica
608 C’era la Tea che mi diede il numero di Giulia T.
un grande amore ancora adesso che pochi capirono
col senno di poi, tutti gli amici spostavano sempre
l’attenzione su grandi personalità oggi vuote.
612 Al concertone alle Piscine a sud,
si mischiò tutto un pomeriggio che la scuola era finita
una zona di risulta grande e vuota ora di là dai binari
– e poi chi aveva suonato?
616 Invece al campanello ci stava Giu D.S.
che imbarazzo, ma cosa ci faceva qua
cenammo insieme poi io presi il motorino
dovetti farla portar lì da altri, ma già allora
620 avevo chiuso questa faccenda
non era affatto un rigido schema
era convinzione che niente può mai tornare
e mantenevo un più alto rispetto
624 relazionale soltanto nell’amicizia
Con Makte una domenica a Bologna
era tutto finito anche lì
in Via della Morte infatti,
628 comprai qualche cartolina di Sargozza e Fondazza,
un vinile di Martini al Disco
aspettai che Makte si svegliasse che era il primo maggio
io nel frattempo avevo già fatto la doccia e il mio giro
632 quante serate anche a San Francesco
quel giorno Makte mi tirò fuori una foto
che doveva essere circa dei primi anni ’00
c’eravamo io che tenevo la spalliera della sedia a Domenico
636 al centro sullo sfondo, poi Matte che sembrava un ragazzino
e poi forse Teo e quel matto di Jacopo, Andre da Senigallia
c’era tutta l’Italia, e noi tra capelli lunghi e cortissimi sembravamo
già una band post-Television
640 Erano attimi, poi credo anche le Paole
in una foto con me e Makte
dietro quel vecchio cinema dismesso
mi pare, lato Marconi
644 che uscivamo là quasi verso il Nettuno
nel weekend mi dividevo con altre acque e correnti
e stavo sempre un po’ qua e un po’ là
ma mai veramente in un unico circolo
648 tuttavia, quelle furono davvero grandi amicizie
e grandi sorprese il conoscersi fuori dal nostro ambiente
chissà forse succede ancora e mi ricordo
l’aspetto da camminatore parigino
652 e le missive romantiche e ottocentesche
e i primi esperimenti
che erano tutti esperimenti
ricordo cercandomi i libri
656 sul come riprodurli sti testi
sempre mezzo modernisti almeno inizialmente
prima di scoprire i trecentisti riminesi, El Greco e i russi
Vertov e Kaufman, il rotondo dentro una scheggia
660 poi ancora andavo ad orecchio su quella sorta di esametro
che mi prese dall’epica ai primi volgari
mini stanze prima dell’endecasillabo
passaggi da un mondo ad un’altro
664 concrezioni letteral-biologiche aliene
quando vedi la vita formarsi
e niente di più. Infine un’estate, un medioromanzo
o così venne fuori, tutto su quarte di copertina,
668 un poco Mallarmé un poco futurista un po’ no
mi piaceva che lo spazio non fosse mai definito
un po’ come i fisici quando dicono che il tempo non esiste
noi ci poggiamo su delle apparenze che puntualmente
672 si sgretolano e non ce ne accorgiamo
e la scrittura deve galleggiare su infiniti movimenti
La situazione tra di noi cambiò
io ero molto legato al Teo, e lui a me
676 poi con la tragedia una decina di anni dopo
cambiò tutto, mi risentii di più col Matte
e seppi che loro si imbeccavano sempre
per stupidaggini, forse qualche nevrosi
680 venuta a galla per oscuri motivi di giro del destino
ma per me non cambiava nulla, io venivo da lutti
molto più oscuri e accumulati in poco tempo
e di quei ragazzi ebbi sempre lo stesso ricordo
684 un po’ come nel finale di Flags, in cui si tolgono gli scarponi
e le canotte e si tuffano in mare per qualche istante
di gioia senza nessun discorso
la mia maestra unica ora ha quasi novant’anni
688 ricordo che la salutai davanti a casa assieme all’amata sorella
che parlava benissimo inglese, sempre mi chiedeva come stavo
e quella mattina io avevo appena riaperto il negozietto
in fondo su Fleming, che come sempre durò un attimo
692 anche quel periodo e nessuna certezza vi era al nostro tempo
e allora mi resi conto che avevo visto giusto sul togliere
i terreni stupidamente moraleggianti e implacabili allo scrivere
tutto c’era e tutto non c’era più
696 a Rimini una volta ci venne in mente di attraversare
tutta la vallata e finire in Toscana a Sansepolcro
dove volevamo andare a vedere Piero
Risalimmo il Marecchia, girammo le rupi
700 e i gessi e i castagneti
su e giù dal mare ad alta quota
dove prima delle sfumate toscane
potevi toccare il cielo bassoccio
704 Pennabilli, le campane tibetane
sul paesaggio dei viandanti pittori
rinascimentali, e le prime rotte
mi piace pensare che questi luoghi
708 li vidi solo una volta con la persona
che amai – è questo l’intimo segreto
di questa connessione sotto l’Appennino
finimmo io e C., un giorno qualunque, a toccare questo cielo
712 che subito viene prima di scendere, e più o meno là
nel Montefeltro che si incrocia coi Malatesta
veramente fu quel viaggio dantesco
mari e monti che predissero futuro
716 Feci attraversate del genere da solo lungo laghi
e strade a pelo d’acqua in laguna, e sempre però
ebbi la sensazione che mai come quel panino
prima della Madonna del Parto,
720 io e C., sempre fummo anime
che si sono trovate, anche lì pulviscolari
sfibrate e disunite dalla violenza del nostro mondo
e che non hanno potuto disunire
724 (o far estinguere) in nessun modo
Con Chris una volta eravamo a cena
“C’è da scrivere un romanzo”, fece
Si riferiva a come andava, con Luigi e Sandro e Beppe
728 Io volevo sempre mettere d’accordo cose diverse
E così cominciò, a voce naturalmente:
Il Luigi che s’era rotto un piede
perché faceva sempre le stesse robe
732 da provinciale
appassionato il lunedì
bene no no, era a casa ingessato che aspettava
le gemelline arrivare dopo che non si sa
736 se era andata giusta anche la prima
erano anni che, rosto venerdì,
calcetto lunedì birre mercoledì
vedevi le amicizie in che modo
740 se tornavi?
Beh, sulle prime nessuno
ti dava fastidio poi ricominciava tutto
tutte telefonate, messaggi vuoti assillanti
744 Lo stesso il lavoro
si era fuori dall’università
per tutti come un gregge – non certo per fare esperienza
ed eccoli tutti col cv da media gestore
748 imparavi a scrivere per scrivere sui muri
questo era il circolo del sociale
prima che tutto si rompesse che già era rotto
Sandro? Eccolo là
752 che ogni tanto telefonava
moglie andata via con altra moglie
dopo un macello di anni
lì c’era sempre amicizia sotto
756 ma non si può chiamare allo stesso modo
un sentimento per tutti
ci vorrebbero più parole, neologismi
che avessero significato e
760 amico e conoscente sono troppo poco
e di nuovo col spaccare le macchine
fare sfuriate come da bambino
per poi fare marcia indietro
764 ognuno aveva le sue follie
ma io mi ero tenuto dentro il mondo
da una parte di lavori vari
da fare con le mani
768 dall’altra un: “Lei ha avuto lutti su tutti i fronti”
e così era, genitori nonni amici morti,
fidanzate finite chissà dove nel clinico
una cosa mai risolta nel rapporto con Mother
772 e via che si vola, io stavo là
– lo stesso –
e come una bandierina nella storm desertica
nel frattempo ero capo di quella e quell’altra realtà
776 andavo in giro a fare foto, componevo,
registrai il mio secondo lavoro mentre
lavoravo in fabbrica, costruivo lame
per segatrici, azionavo torni mai usati
780 e venivo preso in giro tutto il tempo
su una possibile riscossa della metalmeccanica
“Vedrai che andremo nel palazzone di vetro
Via…
784 e poi metteremo noi
la pizzicata la samba a tutto volume,
come là sotto la sera
AHAHAHAHAH, venderò tutto!!!”
788 …Lo aveva già fatto, passavo un’ora in un ufficio non riscaldato
alle sette di mattina, poi il resto a sgobbare come uno di Dickens
agenti che non vedevo mai per i ltrading
mentre “tutti!!!” si i coglioni
792 come quella foto di Salgado
del ragazzino con il cane
che guarda il deserto e sa che deve farcela
e quella foto è come una resa dell’arte
796 nei confronti della realtà che va da sé
Sui social qua social là, inventavano azioni filosofiche
come brand, come portare la gente a camminare
spiegandogli il significato della vita, della vita ZIOFA
800 come il Suv bianco con l’adesivo del sito di quel tizio
e tutta questa gente ti passava davanti senza vantarsi
ormai era l’aria del tempo – le cose vanno così
e poi che vidi pure come all’inferno totale del mio ritorno
804 anche il grande amore di gioventù
che non mi parlava, mi vedeva, faceva una smorfia triste
poi girava rassegnata, beh.. era successo che il suo ragazzo
che l’aveva fatta impazzire al liceo – letteralmente – “beh, povero
808 era senza lavoro… ma dai dovevo aiutarlo”
e via altre belle scopate con genitori che mi salutavano
come se volessero essere loro
avere quella vita lì che non c’era più
812 e gente che veniva al mondo in quel periodo
che non sapevano fare nulla
non lavoravano se non qualche volta,
la casa occupata che erano i risparmi di una vita
816 dei suoi di lui, ed ecco pure il tema scuola
dove tutti volevano entrare a quaranta,
il posto fisso
finita la chimera delle start up dei trenta pure
820 e nessuno che sapeva insegnare,
ma tanto vale che ora bisognava pagare
per le abilitazioni, soldi dei genitori ovviamente – ancora
o intanto le bollette loro, e che tanto là
824 là, dico là, si vedevano uscire una sfilza di esauriti
“ma tu che lavoro fai? Ma dai”
“Non hai mai pensato alla re-aliz-zazio-ne?”
Ero l’unico che lavorava infatti
828 con burn-out totale testa sulle certificazioni
burocrazia dei certificati strascicati
dalla neuropsichiatria infantile in su
appena avevi un qualche segno
832 di non concentrazione… bene bene
Celine, ma noi glielo diciamo per l’ultima volta
dove andrà con la viltà e il sudicio eccetera
beh molto lontano cari amici
836 e sguinzagliai i cani, sì andava così
Mancava Bep il terzo
che geniale come gli altri primi due
già al liceo beveva come tre Kerouac
840 non l’ho mai visto calmo
poi lo videro così a Torino, cambiato pelle
modo di parlare, postura, viso, ma sempre
sul filo, lo trovano in mezzo al giardino pubblico
844 diverse storie, poi forse con bimbo
forse ecco perché del racconto che mi arrivò
che andava in giro con furgone
a distribuire pesce spada nelle trattorie
848 poi… “Ah ma lo seto, sta registrando in una band!”
Avevo già quattro dischi fatti, che rimanevano
volutamente underground, tra i mille moralisti
eh ma a Syd Barrett… e gente che non sapeva nulla
852 Non mi diede fastidio… semplicemente
non capirono che erano le idee
che circolavano più rapidamente di tutto
nel XXI Secolo. Sta gente qua
856 doveva ancora capirlo che le comunità si erano già
riformate sotto, e come ogni antropologia, ciascuno
voleva bene ai propri simili e così via…
Beh, avevo già registrato cose e orchestre
860 avevo scritto centinai di pagine
ero capo d’azienda, facevo foto
stavo dentro la Seconda Laurea come un treno
tutto da me pagato, e dovevo spiegare
864 che cosa facevo, dovevo
“dire cosa facevo”
dovevo “essere ottimizzato, riducendo i costi,
farsi pubblicità self-made man, gestire immagine
868 pubblica, presentarmi alle situazioni”
mentre fuori il modello non-occidentale
avanzava frantumandosi tutto,
il mondo finiva, l’umanità finiva
872 – parcellizzata la nostra
le macchine prendevano il posto dell’ars
e ovviamente, tutto si ripeteva
con Darwin al contrario mettendoci
876 sull’orlo del disastro tra di noi,
ma stavolta dalla particella più piccola con l’atomo
come appunto un’inversione di grandezza
e forse per arrivare al capillare del controllo
880 alla devianza di tutto, ad annullare ogni spazio di ozio
Beh se non pensi e non reagisci penserai questo che hai
guardato le ultime volte,
e via con la sostituzione,
884 si doveva rimontare tutto.
Oltre il frammento
Ecco Marc, perfetto estraneo
cadeva a fagiuolo esser lì
aumentò il livello, si fece serio
888 ognuno via coi suoi fascismi
e l’aria era di manganello
come certe nuvole arrotolate
potevi vederci lo spessore
892 fuori dai cieli del Tiepolo di qua
Socialmente ma inaspriti
i ragazzi e la vecchia guardia slegata
i figli dei ’60 boom boom
896 andavano a braccetto
e le altre via coi discorsi secondari
tutto ripreso come prima
nessuna festa, incontro, scherma
900 e vidi quei ragazzi finire in un imbuto
pure loro, a parte quelli che rimanevano
nei reparti ormai… ospedalizzati
della mente
904 tutto finiva nelle oscure non credenze
energia collettiva rimaneva ora legata
al nulla antropologico, dopo le impennate
degli anni delle ultime illusioni sdrucciole
908 sui giornaletti web, e chi era vivo
lo era con pochi a mo’ di isola
così ancora, ma un via rapido
come toccò di biacca
912 il famoso lagunare
che di salizade e campi stretti
divenne poi maestro di altri alchimisti
spagnoli, ma soprattutto a Madrid Toledo
916 mentre per altri tornava la pompa
d’esser crassi e villi baldanzosi
Sembrava questa la matematica
astrologica delle forme curve
920 e i piani di tutto
nuovi e vecchi cicli greci tragici
Eschilo ancora
e gli altri
924 in movimento stavolta veramente eternizzante
piccolo grande, a seconda,
poco ciò importa per capire
Esposizione degli stendardi
928 un giorno che non era certo 4 novembre
che cosa assurda
come facevamo a tenerci
ancora assieme
932 Era attraversare ora un vuoto
da un senso a un altro senso
un po’ come quando esci di casa
e hai pensieri d’inferno
936 e poi invece un amico ti accoglie
inaspettatamente, ecco i passaggi
e certo rimanevano mille eccezioni
ma quella cosa era tutto dire
940 di esporre una causa qualunque
Vidi questa vetrina
dopo aver visto già a Sella
sopra il nuovo quadrilatero infernale
944 che invece con quella bandiera prendeva
anche miracolosamente senso
improvvisamente così
come una cosa scritta sopra una non scritta
948 che aiuta solo due limbi a darsi senso
ma poi svoltavo ad ogni altro angolo
in cui non c’era nessuna musica
né nell’aria né nel minerale
952 Arrivando dopo il finto vero Negrin
che già presagiva abbastanza,
capii che a molti non gli interessava nulla
di discutere la cosa, (anzi!!)
956 guardando la vetrina con quella bandiera ora,
della causa, ma solo il riferire stando con i loro amici
“una socialità vuota senza credenza
la stessa illusione della finta aria sociale hi-tech
960 credi di parlare, e invece sei autoreferenziale”
sempre prendendo tutti i paradossi
così andava avanti il mondo
era all’altezza di Via Pasini
964 con le paraste e i balconcini
che davano sui Mani
là illuminato il monte a nordest
come fosse un punto di fuga leggero
968 e invece consistente
ecco cosa mi piaceva
– di questi luoghi ondivaghi
E sotto sotto detestavo
972 la stessa mia generazione
non avevano capito nulla
infatti il riflesso era già
elitario di dibattiti inutili
976 era tutto dire dello slegare il corpus della realtà
E dopo aver speso dieci anni a sistemare
mamma e sorella
case e carte
980 vedevo questi, anziani giovani e vecchi
dare gli ultimi numeri
di tutta la loro misera inutile vita
come quell’altro fratello non mio
984 che poi si adoperò per i verbi più importanti
mettendo in pratica un messalino
che doveva arrivare fin lì alla polvere
“Ottimizzare e ridurre”, così io non valevo un cazzo – lauree e diplomi
988 ed era meglio avere vicepresidenti con la terza media
e infatti all’alba del ’26, si parlava solo di manganello
e di fine atomica del mondo definitiva
salvo i miliardi di vite oltre la nostra
992 che ancora dovevamo noi conoscere
– nell’universo
che guardava al ridicolo
già mille volte fatto
L’ultimo appuntamento
996 Al Makte e al Saffy
l’appuntamento non era andato bene
nel mare magnum del tin thin ice che infatti si ruppe
era gente che non condivideva niente
1000 del tuo background. Allora si doveva costruire
tutto un po’ daccapo, e sperare… che funzionasse
Makte si beccò una che nascondeva le fumate di ero
e che una volta ebbe una crisi a letto
1004 nuda con la piccola figura ordinata
che tanto piaceva al Makte
e i nei erotici
sudava madida tremolando
1008 nell’alcova ora come di cotone idrofilo
Saffy uno che aveva avuto problemi con la dogana
Sempre per gli stessi motivi che malcelati
vanno nell’inconscio di chi vuole come noi
1012 generazione tra mondi sistemare le cose
tentare una riconciliazione che è quello l’aspetto
più umano che si possa desiderare.
Il contrario oggi, che ci si accoppia peggio che
1016 agli incontri prematrimoniali col parroco
dove sembra di metter su un teatrino impostato
con marionette fintamente sghignazzanti
non v’è nessuna condivisione profonda
1020 nessuna ricerca dei sistemi amorosi
che aiutano come coltello
a far entrare l’altro
e io praticavo solitudini al contrario
1024 conoscendo sempre nuova gente
mi rifiutavo di perderci energie
e poi quando l’orologio suonò dopo molti anni
che spingevo i lutti dentro il bicchiere
1028 dissi a me stesso basta
e iniziai un mezzo salto Simenon
con tanto di salutismo stepheniano
tutto purtroppo doveva essere metodo
1032 per risalire il XXI secolo?
Anche negli incontri rilassati di Ostia Antica
di là dal lavoro
e dentro ancora
1036 tra un pomeriggio e l’altro
dove il dialogo svagato e termale
era previsione di meriggio
così com’era proprio
1040 tra il calcolato e no
Bologna, Firenze, trecentisti, Rimini e più in giù nell’ombra del mondo
In quel periodo dei vent’anni
ero già stato in Francia un mucchio di volte
e avevo imparato il francese solo standoci
1044 un po’ di tempo, allora avevo una giacca
che ho ancora nell’armadio di casa
di velluto nero vintage a righe
dove sopra mi ero inventato
1048 essendo un po’ fauve un po’ dada
un francobollo rosa appeso con una spilla da balia
Il francobollo era quello dei berretti frigi, della Bastiglia,
della Comune, con le classiche L, e E, e F
1052 Poi avevo coperto con della carta adesiva trasparente
il bollo perché non si staccasse e fosse al riparo
Così una volta, che mia cugina scese a Bologna
ricordo che stavo all’angolo di Indipendenza
1056 e la accompagnai dentro ad una boutique
Subito la signora mi prese con sé
e sostenne che era incredibile
che mi fossi inventato quella cosa così iconica
1060 che è (fu) la cosa più assurda e da Buster
di quella come molte altre situazioni
in cui mi ritrovai immerso
Bene portavo anche una camicia sdrucita
1064 da studente, che il colletto si sposava bene
con i miei capelli corti e arruffati
e il taglio della giacca, ecco in quel modo
un giorno aspettavo alla stazione a Firenze
1068 Rachele e il suo amico
che erano stati mandati da Synthia Z.
a prendermi per andare ad una festa
Anche Synthia in quel periodo era piena di vita
1072 come me e noi, e subito ci piacemmo come persone
quando con Cri e Walter girammo una volta a Santa Croce
e la trovammo e riconoscemmo che studiava medicina
dopo essersi trasferita anche lei dalle lande grigie asfaltate
1076 del Nordest industriale veneto profondo, bonaccione, ricco
Quando lo raccontai anni dopo
ai ragazzi del Treviso C che facevo il fotografo
non ci potevano credere, che io ero stato portato di sera
1080 a nordest sulle colline del Mostro di Firenze
E pensare infatti, che quando io e Matilde
raggiungevamo Perugia nel nostro amore
fulminante e di tutta una vita dei diciott’anni
1084 pochi istanti prima avevano imbeccato due tipi
delle BR, delle B.R., che avevano tirato fuori una pistola
sul treno.
Era stata da poco Genova G8, che io e Dadi spensierati
1088 e Perugia con sti qua due, e Firenze con i mostri ancora in giro
Sono cose che non si vive a pensarle
In macchina, una chevrolet rossa scassata
Guccini a manetta per ore, tanto che il tipo
1092 occhialino anche di notte, coda e maglietta scura
sbagliò pure strada, e per davvero eravamo dentro Lucarelli
se non fosse stato che vidi l’errore sapendo orientarmi benissimo
e feci fare inversione e riuscimmo a raggiungere questo chalet
1096 privato del tedesco che studiava fisica a Firenze.
Appena entrai vidi un sacco si cose da mangiare
c’era mormorio ma anche molti erano i gruppetti
Ovviamente salutai Syntha, poi presi una scaletta
1100 e mi ritrovai in uno stanzone enorme e vuoto al piano di sopra
con lunghi listelli di linoleum pulitissimo, e, soltanto,
addossati a una parete un pianoforte e una batteria
C’era uno che non sapeva suonare
1104 e il tipo al piano suonava slegato dal resto
sentii quello che ho sempre sentito
mancava qualcosa per incollare
e allora iniziai una marcetta sui quarti
1108 rullante e cassa, sempre più veloce
fino a che gli altri si illuminarono
e il tizio al sax tenore, leggero e agile
fece scivolare sopra la melodia di Bella Ciao
1112 e il pianista lo seguì magicamente
come se quegli accordi conducessero lì
come una settima che richiama la tonica
tutto naturalissimo ed elevato, leggero frizzante e gioioso
1116 Beh quando alzai la testa, quello fu uno dei momenti
più belli della mia vita perché vidi tutti
che improvvisamente affluivano da tutti gli ingressi
e ballavano in coppia, da soli, abbracciati a quattro cinque
1120 Fu una cosa da piangere da quanto fu magica
Synthia era una ragazza che faceva ridere subito
un’altezza di non più di uno e settanta
né alta né bassa, viso espressivo
1124 aveva seni evidenti su un corpo appena magro
evidenze di un fascino che era quasi taciuto
appena accennato appena no
si faceva ripetere sempre le frasi
1128 e rimaneva con un bellissimo tratto delle labbra aperte
come interdetta dalla meraviglia
quasi che non sapesse di essere intelligente
non prendeva mai subito alla testa
1132 con un fascino o una risposta
e dovevi entrare piano in mille sfaccettature
prima di accorgerti di quanto in realtà
fosse umana e cercasse di liberarsi
1136 da quell’aria da distratta, sempre prima della bellezza
per stare là anche lei
nel mondo degli sconosciuti
che paiono di più lettori
1140 e disposizioni all’altro
che attori determinati
a muovere il mondo
e la vita loro
1144 e non so perché mi richiamava
un naturale stare tra le aromatiche
(erbe) di questo mondo
spontaneità
1148 di aneto, timo, o maggiorana
una serra dove non vedi con gli occhi
né con la mente
ma dove passando senti la vita
1152 semplicemente che scorre
come deve andare minerale
persino nelle strette chiuse
scollacciate da qualche roditore
1156 Per me come Giulia T.
e la naturalezza con cui ci incontrammo
e ci rivedemmo sempre poi
rappresentava
1160 l’attimo in cui due energie si toccano
e basta, nient’altro
ed era più simile alla natura dell’universo
e le sue energie misteriose
1164 che alla poesia
che parlano poi
ancora queste matematiche telecinetiche
nei sogni e giù in fondo
1168 che scrivere viene solo sul resto
come un volo d’anatra o di sterne
appena sul pelo dell’acqua sotto
Il giorno dopo io Synthia e Giulia la sua amica
1172 sistemammo tutto, lavammo i piatti
e poi ci stendemmo al sole là davanti
in mezzo ai girasoli in fiore
Qualcuno, forse Rachele, ci immortalò
1176 Eravamo sorridenti e beati
Che spuntavamo appena
in mezzo a quella distesa
Andammo sul Lungarno la sera
1180 e Synthia mi face vedere come si passava dentro un torrione
in mezzo all’impeto del fiume, poi andammo sopra lì
a Piazzale Michelangelo
Qualche mese dopo mi chiamò
1184 che c’era uno che la asfissiava
mi chiese di venire da me, e io le dissi di sì
Andammo in giro per i mercati all’aperto a Santo Stefano
passando assaggiavamo qualcosa
1188 e alla fine avevamo cenato gratis
Chiusi la porta e le prestai un pigiama
Doveva dormire al posto del mio coinquilino
Fu allora che mi disse che scrivevo poesie
1192 “Ma come diavolo fa la gente a sapere queste cose
che cerchi di tenerle più segrete e intime possibili?”
Non facevo mai vedere i taccuini che mi portavo nelle giacche
già da allora, anche perché facevo molti esperimenti
1196 e non volevo assolutamente chiudere qualcosa
per poi andare alla recita del circoletto di turno
avevo già le idee molto chiare, non era una casualità
Poi parlammo ancora, e parlando, come in quel racconto
1200 di Cel. al telefono, ci addormentammo
da una parte all’altra della stanza
E poi ripensai a quel momento
Certo avevo le mie amiche che erano venute un mucchio
1204 di volte a passare serata all’altra casa lassù, da Vale ad Anna,
da Emma alla sua amica del liceo
– allora questa volta il tangibile
In seguito conservai sempre quella foto con Synthia e Giulia
1208 e poi, quando una volta andai a cena a Bologna da lei e Ilaria,
passando tra le camere, scoprii che anche lei la teneva.
