



Agli inizi del 2000, in quel periodo sperimentavo le prime forme di scrittura, cercando già di rompere con le ritmiche tradizionali, serializzate oramai in mille pubblicazioni tutte uguali e insapore, riprendendo il gusto della buona lettura.
Dal romanzo sperimentale, all’opera teatrale in musica derivata dalle vecchie slapstick del muto.
Molta parte è inedita e spero di riprenderla in mano e ripubblicarla.
Eucardio (2005, pubblicato per sito universitario bolognese, gruppo di ricerca, fratellanza/amicizia e rottura, in fase di recupero e restauro)
Come dice il titolo del romanzo sperimentale, un uomo di buon cuore si trova a fare delle ricerche sui suoi genitori, da sempre per lui degli sconosciuti dati per dispersi. L’uomo è animato dalla fede, e alla fine s’imbatterà in una verità che potrebbe risuonare come una Lettera scarlatta, con la messa in discussione delle sue stesse credenze, o una visione più ampia.
Si trattava di dare anima a una struttura retta tutta su quarte di copertina serializzate.
Ogni storia è in realtà quindi la sua sinossi, il suo riassunto.
Il lettore può leggere delle pagine a caso, oppure scoprire il finale della storia mettendo assieme tutti i pezzi.
Amerigi. Vita Longa (2010, inedito, in fase di recupero e restauro)
Un romanzo sperimentale con una struttura più fedele alla prosa tradizionale, guidata pagina dopo pagina dalla ricerca di quest’uomo che ha appena perso la moglie, e che parte per una strana avventura.
Le abitudini e ciò che riteneva valori vengono anche qui messi in discussione dal fatto di trovare in un luogo nuovo la riproduzione malvagia e inafferrabile di tutte le dinamiche di tutte le città umane.
In realtà il decorso della storia ha un effetto allucinatorio – le strade coi bugnati alti rivestiti per le inondazioni, in cui si amplifica il rumore di tutti i discorsi inutili -, come un climax ascendente fino ad uno strano rinvenimento che potrebbe essere una metafora della presunzione – arte come esperienza filtrata ma falsificata – oppure la causa vera della macchinazione dietro gli strani eventi cittadini.
La prosa piana si rifà alla miglior tradizione narrativa dei poeti e degli scrittori fuori dai canoni dei filoni, che seguono la luce cangiante e chiara del raccontare, filtrata senza stilismo, ma con grande maestria invero sotto la superficie e grande veduta e ricerca.
Questo omaggio, dagli americani Hawthorne e Poe, a Mann, a Chiara e tanti altri, segue poi una sperimentazione per andare verso una sorta di analisi psicologica interna dove chiarezza e deformazione/grottesco convivono in maniera straniante come oggi nel mondo.
Tra le estati del 2004 e del 2006, partendo dall’ultima, immaginai la vita di questo impiegato a episodi tragicomici che esce da un turno sfiancante di lavoro (come oggi che si fanno i doppi, tripli lavori fino a notte), in cui deve azionare un macchinario con la forza meccanica del suo stesso corpo, girare su una ruota come uno schiavo, azionando tutta l’elettricità per la città sopra.
A fine turno, non avendo più materia grigia va quindi una sera a ballare con le ultime energie rimaste.
Qua sviene dalla fatica, mentre tutti attorno ridono e basta.
Uno tra la folla, volendo fare lo splendido, gli ruba i pantaloni, strusciandoli a poco a poco di sopra a sotto senza farsi sentire dal malmesso (qua partiva una ballata jazz che spiegava tutta l’indifferenza, con emotività alle stelle, e col charlie che in pochi rintocchi di pedale mimava il furto).
Il nostro, chiamato allora Ezio, che poi invece ricordai come Pec, gioco di parole con Oh Pec-OPEC, risvegliatosi vaga a questo punto per la città di notte rientrando a casa, senza accorgersi che è senza pantaloni, intontito completamente.
La polizia lo nota immancabilmente, e inizia a seguirlo lentamente a passo d’uomo.
Ezio, Pec, è immerso nei suoi pensieri e piano piano inizia a sospettare di aver combinato qualche guaio, fino all’inevitabile fuga, con la rincorsa della volante.
Pec viene messo dietro le sbarre, gli viene dato un potente sedativo, e inizia a immaginare marzipan bars e lisergiche meta-cognizioni cangianti come ice cream/a scream.
A questo punto la famiglia va a trovarlo ma il poveretto è stramazzato e risulta clinicamente morto dalla paura. Gli organizzano un funerale, e nei giorni di questi ultimi fatti (brano 12), Ezio Pec si risveglia improvvisamente dalla sala dove è appena stato spostato e stordito esce tranquillamente andando stavolta davvero verso casa.
Che ore sono? Come in un Fuori Orario, non c’è tempo per pensare a cosa diavolo è successo, ignaro di tutto. E così via di nuovo a saltare sulla sua bicicletta per andare al lavoro.
Passando accanto al cimitero scorge i suoi parenti in attesa di un epilogo che invece è la ciclicità stessa della comedia umana.
L’opera doveva essere tutta registrata dopo Forgive me rain come traccia nascosta alla ballad commerciale. Più tardi appunto pensai al titolo Oh Pec, con la voce narrante di tutto questo canovaccio come una meta opera a svolgersi, un Otto e ½, e integrando gli episodi con nuove canzoni, come una crociera andata a male con la fidanzata ai Caraibi in cui succedono altri pasticci keatoniani stile The Navigator, oppure un suo compleanno in cui di nuovo nessuno lo riconosce perché si è tolto i baffi, e così rischia di nuovo di ripetere tutta l’odissea di malintesi di Oh Pec.
Ad ogni brano c’era un gioco di parole, come Ingabbia la mia raggia/ In gabbia la mia rabbia, Il faisat froid/ Freud, Desire, just an ice cream/ is just a scream.
L’ultimo brano, Mon petite velo, è pieno di questi rimandi, e per anni mi sono venute in mente mille varianti, tanto che oggi dell’opera ho un’idea modificata, anche negli accordi, senza però stravolgere il ricordo.
Registrammo una versione demo del lavoro complessivo.
All’epoca, non esisteva nulla come oggi. Lo facemmo completamente da soli senza chiedere a nessuno, e utilizzammo così quella sorta di demo per sentire anche altri pareri di amici o rifletterci sopra.
Ci venne fornita una commissione per suonare l’opera nel perfetto scenario della Fabbrica Alta scledense, ma per rodare le canzoni facemmo prima alcuni concerti, molto belli e pieni di gente nei locali limitrofi. Poi tutto si arenò, troppa tossicità e contrasti e vita ancora da fare a vent’anni.
Avremmo dovuto registare tutto in maniera indipendente e poi fare un allegato per un giornale altrettanto indipendente locale, una sorta di fanzine prima del loro rilancio.
I testi spaziavano dall’inglese al francese, con un rimando alla commercializzazione delle lingue.
Per prepararmi andai a lezione di solfeggio per batteria. Dovevo fare quella parte lì, oltre che l’autore. Infatti dopo mi rimase sempre la scansione in testa delle metriche anche dei testi, che infatti ricordo meglio così – sul Fa e il Do – che non su spartito integrale. Mi aiuta a memorizzare meglio e tenere a mente anche per lunghissimi anni piccole idee.
(Musiche assieme a D.G.)
- Forgive me rain
- A little lemon
- Mon amour, mon ami et amour
- Danzo tutta la noche
- (strum 1)
- Funny summertime
- In gabbia
- The island
- (strum 2)
- Mon petite velo
Il nostro era un tentativo di mettere assieme tutti i generi, dal jazz, al blues, al pop, al rock demenziale, al teatro canzone, senza più vederli come entità distinte e separate.
Ma questo con al centro la musica. La composizione doveva parlare da sola, eravamo stufi dei cantautori che non sanno scrivere niente.
Ad esempio la title track Forgive me rain, rimandava alle luci e ombre delle bombe e delle ideologie nuove sempre pronte (Forgive me rain/ if I ask for you too late/ I’m tired please and wash the world away/ Forgiving sun/ watching from the sky/ the new lights… of bombs/ Forgive us time/ if we exchange the day light/ the night is white for fight/ the day’s black in people’s eyes/ blind so close ashine.), dell’autodistruttività dell’essere umano, con un rimando agli equivoci dopo della storia, ma anche con un grande senso di autoanalisi. I giochi di parole erano permeati da scatti di humor ma tante volte da una sottile malinconia.
Volevamo descrivere come stavamo, all’alba del 2000, con tutto quello che già di violento era accaduto, il contatto col mondo sacro millenaristico che veniva ad assotigliarsi, il peso di sentire in anticipo rispetto ad altri di anni diversi cose che sarebbero poi accadute puntualmente, come il disfacimento dei valori, della dignità del lavoro e i giochi economici globali.
Erano prime composizioni semplici, ispirate dal gusto dei nostri ascolti, che però dopo sarebbero, almeno per me, cresciute molto di più, portando ad altre strade plastiche più ampie.
La memoria mi porta appunto sempre a modificarle, limarle o ottenere una tonalità leggermente diversa, perché effettivamente quel lavoro non era ancora chiuso.
Oggi quando sono in regia, devo avere tutto in testa da un bel po’ per ragionare a una certa velocità.
Spero di non alterarne così il senso profondo, perché è rimasta per me l’ideazione condivisa – a soli vent’anni – di un mondo meraviglioso, che già raccontava quasi tutto di quello che sta accadendo.
Titolo: Oh Pec, bozza 2004-2024, ultima revisione 2024
Musiche di D.G. e G.R.
*i brani aggiunti oltre ai dieci in scaletta vennero provati con altra formazione, altezza 2010-11
1. Forgive me rain
*versione trasposta in italiano da originale inglese, 2007-2008
Forgive Us
Pioggia perdonami
se chiedo di te troppo tardi,
sono stanco, ti prego,
lava via il mondo.
Un sole clemente,
guarda ora dal cielo
a una nuova luce,
quella delle bombe.
Perdonaci tempo
se invertiamo la luce del giorno.
La notte chiara per i combattimenti,
il giorno buio negli occhi della gente,
ciechi, troppo vicini alla luce.
2. VOCE NARRANTE 1: “Iniziava così il disco nascosto… rumore di pioggia e tuoni… pausa un minuto… i rumori esterni si confondono via via con il rumore di macchinari… ha inizio la storia”
“Dopo la rottura con la fidanzata, proprio durante un viaggio preliminare a una futura luna di miele, Ezio Sgorgo torna a casa e trova un lavoro assai strano, azionare il macchinario di un magnate della nuova industria per far funzionare la città in piena crisi”.
(Rumore pioggia, tuoni e rumori)
3. Oroscopi favorevoli
4. I Sali
5. Profumo
6. Mica m’hai detto (L’animatore)
(Ritornano i fulmini e il rumore di macchinari…) —> flashback e flashforward senza ordine lineare
7. Ep. 1 A little lemon
*versione mista originale 2004-2024
Trovato ho un piccolo limone
He told me ‘bout the world upside
Viveva in un lemon tree
But now he has to work in drinks
Quando premo start
e la mia machine runs
su può vivere anche un bar
below the stars
So i pedal my dear
‘cause the dish machine
can’t work alone
And I pedal for years
the electricity costs more and more
And to my boss that’s wrong
L’elemento era magia
Sfuggiva all’allegria (sfuggiva l’allegria)
L’AI (lei) sempre on my back
La gente in armonia
Sotto turni di follia
Working class di cortesia
Quando premo start
e la mia machine runs
su può vivere anche un bar
below the stars
So i pedal my dear
‘cause the dish machine
can’t work alone
And I pedal for years
the electricity… more and more
And to my boss that’s unlikely
Unfortunately… for me
*versione trasposizione più fedele in italiano dall’inglese, 2007-2008
Storia di un tale che lavora sotto un disco-bar
Ho trovato un piccolo limone
che mi ha parlato del mondo su di sopra:
lui viveva sugli alberi
ma ora è costretto a lavorare nei drink.
Quando premo lo “start”
e i miei macchinari circolano
sopra può vivere un bar
sotto le stelle
Così pedalo mio tesoro
perché la lavapiatti mica funziona da sola
e pedalo ormai da un anno
l’elettricità costa sempre di più
(e il mio capo pensa non sia giusto)
Così se il tuo bicchiere è pulito,
o magari il toast che stai mangiando è caldo,
o se la tua pipì sparisce
per favore manda un grazie qui giù, da me
Quando mi sento così stanco
io continuo a darci dentro
così che tu possa ballare
sotto le lampade luminose
Così pedalo mio tesoro
perché la lavapiatti mica funziona da sola
e pedalo ormai da un anno
l’elettricità costa sempre di più
(e al mio capo ciò non piace…
sfortunatamente…
per me!)
8. VOCE NARRANTE 2: “Sfinito dal lavoro, mentre la città sopra si diverte, Ezio esce per distrarsi ed entra in un locale dove tutti stanno ballando. Dopo aver bevuto un drink ed essersi accorto che anche quello lo avevano azionato automaticamente le macchine da lui stesso comandate, si scrolla di dosso i malumori e si getta nella mischia.
Dopo poco, cade a terra sfinito, mentre qualcuno ne approfitta per sfilargli i pantaloni acquistati per il viaggio di nozze”.
9.. Ep.2 (montata più rapidamente, versione un paio di minuti) Toda la noche bailar (Danzo)
Yo bailo
tutta la notte stanco
Cansado, toda la noche
Yo bailo
Bebiendo
los esfuerzos de mi dia
Bailo
Stanco
…
(Ran_to_lo)
*versione 2007-2008
Storia di un tale che balla tanto da perdere i sensi
Danzo tutta la notte stanco
Tu al mio fianco
ma… sono innamorato
Stanco tutta la notte canto
Tu al mio fianco
ma… sono innamorato
Canto tutta la notte salto
Tu al mio fianco
ma… sono innamorato
E salto
in alto
E alto
E stanco
E danzo
E stanco
canto
Ran-to-lo.
10. Ep.3 strum (1), il charlie simula l’atto del rubare i pantaloni
Storia di un tale che, svenuto, viene derubato dei pantaloni
11. VOCE NARRANTE 3: “Ezio S. esce per strada in piena notte dopo essersi svegliato di soprassalto. Non si accorge però che è rimasto senza pantaloni. La polizia lo avvicina fino a rincorrerlo per la città”.
12. Ep. 4 Mon amour, mon ami et amour (Froid/Freud)
Mon amour, mon ami et amour
Au jour d’oui
Tout le monde et très jolie (tutti quanti molto carin)
Dans le rue
Faceva froid
Non più blues
C’ètait froid
E ora ma peau
Uh, le pantalon
Mes couvertures
D’un temp, ils ne sont plus bons
La police
il m’a regarde
Mais c’était vrai
c’était different froid
C’était froid
C’était Freud
*versione trasposta in italiano dal francese 2007-2008, dove la scena prevedeva poi una gamba che parlava all’altra
Storia di un tale che viene arrestato per oltraggio a pubblico pudore
Amore mio, amica mia e amore
oggi tutto il mondo era felice,
per le strade faceva freddo
ma tutti quanti impazzivano per me
solo la polizia non sorrideva
erano freddi, era freddo
Amico mio, amico mio e buon figlio
io sono tua madre e provo soltanto Amore materno
per le strade non è che facesse freddo,
è che le tue gambe eran nude, svegliati!
Dove hai la testa? Dove i tuoi pantaloni?
Erano freddi?! Era Freddo?!
Fratello incantevole
come in uno specchio vedo me stesso
per le strade soffrivamo il freddo
e le altre gambe ti sfottevano…
…no, sfottevano te…
…no, te…
…te!…
…ho detto te…
…TE!…
…TE!…
…TE!…TE!…TE!…TE!…TE!…
13. VOCE NARRANTE 4: “Ezio viene quindi condotto in Caserma dove è costretto a passare la notte”.
14. Ep. 5 Cages, Marzipan bars
It’a funny summertime, my dear
rainy days again drawn cages
Sleep under the neon light
and please dream
sugar cells and marzipan bars
The boogie man don’t be in time
Desire… is just a scream
Desire… just an ice cream
*versione trasposta in italiano dall’inglese 2007-2008
Storia di un tale che non riesce a prender sonno perchè disperato
É una buffa estate
tesoro mio,
ancora giorni piovosi
che disegnano gabbie.
Dormi, sotto la luce dei neon
e ti prego di sognare
una cella fatta di zucchero e
sbarre di marzapane
Desidera… solo… Gelati
Nessuno ti sentirà gridare
nella pioggia
ma se arriva l’ uomo-nero
non aver paura.
Non ti preoccupare, non farlo
è solo un’ ombra
Non ti preoccupare, non farlo
è solo un sogno
E desiderare… è solo un grido
15. Ep. 6 Ingabbia
E sono qui che
ricambio il sorriso allo specchio
da un letto fradicio di me
Asciugo il veleno e la solitudine
evaporo sul mondo
Dove calpesti i miei resti, piove
Ingabbia la mia rabbia
ho preso il volo, coloro il cielo
In gabbia la mia rabbia
coloro coloro che non mi han visto mai
ridevano solo
*versione originale riscritta 2007-2008
Storia allucinata di un tale sedatosi in una notte di pioggia
Sono qui che
ricambio il sorriso allo specchio
da un letto
fradicio di me
Asciugo il veleno e la solitudine
evaporo sul mondo
dove calpesti i miei resti
piove…
Ingabbia la mia rabbia
ho preso il volo, coloro il cielo
In gabbia la mia rabbia
coloro coloro che non mi han visto mai
(ridevano solo)
Mi sveglia
la calma dopo la tempesta
ancora qui
senza voglia di me
lavato via dal cielo
posato in un corpo già pieno
stretto strido non m’infilo
e non provo
In gabbia la mia rabbia
ho perso il volo tradito da solo
Ingabbia la mia rabbia
ho perso il volo, costretto al suolo
16. VOCE NARRANTE 5: “Colpito da tutte queste situazioni disgraziate ed equivoci si fa portare un farmaco per calmarsi e addormentarsi”.
17. Me e te
18. VOCE NARRANTE 6: “Ezio cade in uno stato lisergico prodotto da una errata somministrazione, dove crede di essere morto”.
19. Ep.7 Strum (2)
20. Ep.8 The Island (versione veloce 1 minuto), dove ritorna il tono comico, dato che Ezio si crede nell’aldilà con i suoi idoli (ampliare nomi personaggi famosi in tono umoristico)
21. VOCE NARRANTE 7: “La madre di Ezio va a trovarlo in carcere, e tutti lo credono clinicamente morto. Viene quindi organizzato il suo funerale.
Ezio invece, una volta andati via tutti, si risveglia. Esce in strada senza essere notato e ritorna al lavoro, dimenticandosi quanto accaduto.
Per strada sorride, pensando che in fondo E., il suo amore di gioventù, lo abbia tirato fuori dai guai dei suoi malumori nonostante tutto, e che la realtà sia solo un brutto sogno.
Intanto più in là, numerose persone incuriosite iniziano a recarsi al suo funerale, che sembra sempre più assumere i contorni di una metafora rovesciata”.
22. Ep. 9 Mon petite velo
Les sons sur le vitraux,
sur monorail
metre stresse, je vroix
Oh merde
Dans le rue, les limousine
Maman Oui, comme cette cuisine
Et le jolies, les riserve, ma conduit,
les trabajer
Mon petite terreur c’est les trafique
mais mon petit velo c’est le meilleur
Zig zag dans le rue
commse tout le jour
Il man comme plus
*trasposizione in italiano dal francese 2007-2008
Storia del tale che, ignaro di aver dormito una settimana, si reca al lavoro
Sul mio cuscino ci sono fiori e profumi
assieme ai miei capelli stressati, merda!
Giù in strada c’è una limousine
e la mamma ride di là in cucina,
è felice, l’ha prenotata
perché mi conduca al lavoro?
ma…
il mio piccolo terrore è il traffico
ma la mia piccola bici
è la migliore
a zig-zag per le strade
a zig-zag come i giorni
sì, perché oggi non è il 6
“Scusi, quanti ne abbiamo oggi?”
“Oggi è il 12”
Grazie mille signor gendarme
Ah, la prego, dia un’ occhiata a mia madre
perché c’è un tipo vestito di nero
che ho paura possa farle del male,
così come i miei incubi di questa notte
che m’ han fatto sudare
e m’ han lasciato una fifa…
e…
il mio piccolo terrore
è la mezzanotte
ma la mia piccola bici
è la migliore
tutto il nero diventa luce
tutte le mie paure sono spacciate
non avremo più…
altri incontri
(…campane…) —> nozze o funerale o rintocchi di un’ora qualsiasi, sospensione e fine