

























































Negli ultimi tempi, ho iniziato a chiedermi che senso debba avere la formalizzazione di un testo, di un’immagine, di una partitura in un mondo come questo.
Già poco prima, mi accorgevo di una replicabilità diffusa tutta uguale a sé stessa, dove la complessità del rapporto minerale con la realtà veniva meno.
Veniva messo in dubbio dal nostro essere lanciati in un mondo privo di identificazione con il paesaggio della realtà.
Ho inteso quindi iniziare un’avventura dei linguaggi che andasse più in là di quello che si intende per uno scavo nell’inconscio del linguaggio puro.
I testi che ho iniziato a scrivere potrebbero avere il giusto grado di formalizzazione, oppure no.
Possono anche soltanto essere e rappresentare spunti per altri spunti, per altri rifacimenti o rimaneggiamenti, anche per altre discipline.
Una poesia potrebbe trovare un’imperfezione tra narrazione e bisogno di sintesi formale, o di stasi prima di essere riscritta in forma di canzone. Insomma come un testo aperto in laboratorio, che nulla ha a che vedere con le formulazioni di oggi.
Così le immagini potrebbero dire lo stesso di loro stesse.
O ancora, potrebbe essere significativo il rapporto tra queste e il testo, come una attivazione che nasce dal confronto, dall’accostamento tra discipline.
La sezione centrale della progettazione della pagina troverà dunque questa sede particolare.
Può darsi che mano a mano, in itinere, sorga un progetto unitario che meriti un suo spazio.
Ho voluto infatti mantenere delle sezioni compatte in alto, anche per archiviare moli di materiali già accumulati, ma al tempo stesso appunto per sganciarmi e lasciar fluire il bisogno di dedicarmi nel tempo libero al laboratorio della sperimentazione. Tassello per tassello, come un mosaico e non più per categorie gerarchicamente e pesantemente e massicciamente elencatorie, perché mi accorgo che viene a mancare, nel mondo festivalizzato e riproducibile di adesso, questo movimento “sottoculturale” dei luoghi che si abitano, con le sue noie, contraddizioni, bisogno di riformulazione e di re-visione del dato che ci circonda.
Sempre più spesso tutto è uguale a sé stesso senza essere ridigerito e riformulato.
Le persone, ammesso che esistano ancora nel loro spessore, nella loro complessità, hanno sempre meno tempo, spazio, e possibilità, per intraprendere un discorso-percorso vitale, al di fuori delle proprie preoccupazioni.
Molti di questi materiali sono infatti fuori del concetto di pubblicazione, servono di più come a un allenamento costante di una grammatica del vivere, che va di pari passo con la sopravvivenza quotidiana.
Toccherà allora di andare per errori, intuizioni, rifacimenti, in un terreno ancor più inesplorato e a rischio pericolosamente del ridicolo probabilmente, dove si possa di nuovo però trovare un contatto con qualche autenticità, che, anche solo un briciolo, possa tornare a motivarci e a ricordarci come individui e collettività in vero movimento.